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Trattamento di attivazione comportamentale per la depressione: ritorno alle radici contestuali

Neil S. Jacobson, Christopher R. Martell, Sona Dimidjian
University of Washington – 2001

L’articolo illustra l’attivazione comportamentale (Behavioral Activation, BA) come trattamento standalone per la depressione che iniziò come terapia del comportamento in uno studio di analisi delle componenti della terapia cognitiva nella versione di Beck, Rush, Shaw e Emery.

La BA intende aiutare le persone depresse a impegnarsi nuovamente nella loro vita attraverso strategie di attivazione mirate.

Queste strategie sono l’opposto degli schemi di evitamento, di ritiro e di inattività che potrebbero esacerbare gli episodi depressivi generando ulteriori problemi secondari nella vita delle persone.
L’attivazione comportamentale è strutturata per aiutare le persone ad approcciarsi e accedere a fonti di rinforzi positivi nella loro vita quotidiana che servono come naturali antidepressivi.

Il proposito in questo articolo è descrivere il trattamento e la storia del suo sviluppo.
È in corso un vasto trial clinico che mette a confronto l’efficacia del modello di attivazione comportamentale degli autori, la terapia cognitiva e la farmacoterapia per soggetti con diagnosi di depressione maggiore.
I risultati dell’analisi hanno condotto gli autori a sviluppare la BA come trattamento a sé stante, processo che ha rimandato alla letteratura comportamentale.

Sono state proposte e valutate negli ultimi decenni numerose teorie comportamentali e di trattamento della depressione. Il trattamento originale di Lewinsohn cercava in generale di aumentare un’ampia gamma di eventi per aumentare i rinforzi positivi.
Questo programma era significativo per l’enfasi posta sulle contingenze di rinforzo e quindi fornisce una base importante per il modello di BA proposto dagli autori. In aggiunta al modello di Lewinsohn, sono stati sviluppati altri modelli comportamentali con l’obiettivo di affrontare le difficoltà di problem solving spesso osservate negli individui affetti da depressione. La terapia comportamentale focalizzata di D’Zurilla e Goldfried (1971) insegna ai/alle pazienti i cinque step del problem solving: orientamento al problema, definizione e formulazione del problema, generazione di alternative, decision making e verifica delle soluzioni.
Col passare del tempo, vennero integrati dagli interventi cognitivi. In tutti questi punti di vista, risultava chiaro come la terapia comportamentale per la depressione si fosse allontanata dalle sue iniziali radici contestuali e funzionali.

Il modello attuale di BA, includendo tutte le tecniche presenti nel trattamento di prima generazione è stato strutturato per riportare la terapia comportamentale della depressione a queste radici contestuali.
Di conseguenza, il modello della BA non nega la presenza di vulnerabilità genetica o biologica, tuttavia suggerisce che un’attenzione esclusivamente focalizzata sulla biologia rischia di ignorare un vasto range di fattori contestuali potenzialmente importanti nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo.
Chiaramente, una certa percentuale di differenza nella patologia è legata ad una predisposizione genetica. Inoltre, sembra probabile che esistano molti sottotipi di depressione e i fattori genetici possono giocare un ruolo maggiore in alcuni tipi piuttosto che in altri.
La depressione varia da individuo a individuo sia nella forma, sia nel livello di gravità. L’assunzione è che per la maggior parte delle persone vulnerabili, le esperienze di vita spieghino il rischio.

Quindi, cosa c’è di nuovo?

L’uso corrente dell’attivazione comportamentale trasse origine dall’analisi delle componenti della ricerca in terapia cognitiva. Come nella terapia cognitiva, i terapeuti e le terapeute del nostro attuale modello di BA continuano in modo collaborativo a fissare programmi con i pazienti, ad assegnare compiti tra una seduta e l’altra e richiedere feedback.

In ogni caso, la BA si differenzia dai tradizionali approcci cognitivo comportamentali nella sua enfasi sul contesto ambientale in cui vive la persona e nella sua inesorabile enfasi sull’incoraggiare il / la paziente in attività che sostanzialmente faranno loro ricevere rinforzi naturali.
Nella BA si assume che l’interazione tra circostanze di vita negative e le difficoltà della persona a cambiare queste circostanze possa condurre alla passività spesso caratteristica della depressione. Non è che le persone passive diventino depresse, ma punizioni ripetute o una vita che funzioni prevalentemente su un programma di rinforzi negativi crea pattern comportamentali in antitesi con comportamenti che avrebbero maggiore probabilità di ottenere rinforzi positivi dall’ambiente.
La BA si aggiunge così agli attuali trattamenti per la depressione focalizzandosi sui pattern di evitamento dei / delle pazienti tipicamente utilizzati per far fronte ai problemi della loro vita.
Fino ad oggi, l’evitamento è stato il focus degli interventi per i disturbi d’ansia, ma è stato grandemente sottostimato nella depressione. Il / la terapeuta che utilizza la BA mira a valutare le possibili fonti di rinforzo con cui la persona non entra in contatto e di conseguenza la aiuta ad attivarsi sufficientemente per aumentare la possibilità che il comportamento anti-depressivo venga rinforzato. La BA inoltre parte dall’assunto che il/la cliente possieda le abilità, ma non abbia avuto sufficienti opportunità di praticarle o utilizzi l’evitamento come modo per controllare le emozioni negative, limitando quindi il consolidamento di queste abilità.
L’attivazione comportamentale è radicata nella filosofia che è la vita del/della paziente che può essere modificata per alleviare la depressione, non strutture disfunzionali sottostanti o deficit di abilità.

In conclusione, gli autori confidano che i risultati della ricerca forniranno la prova definitiva del loro modello e sono convinti che la BA contribuirà efficacemente a far tornare gli interventi comportamentali per la depressione alle loro radici comportamentali e contestuali e fornirà un potente nuovo trattamento per questa patologia aiutando le persone a riprendere possesso della propria vita.

ATTIVAZIONE COMPORTAMENTALE from Istituto Watson on Vimeo.

L’articolo “Trattamento di attivazione comportamentale per la depressione: ritorno alle
radici contestuali” (Neil S. Jacobson, Christopher R. Martell, Sona Dimidjian, University of
Washington – 2001) è stato tradotto e adattato dal dottor Enrico Rolla e dalla dottoressa
Stefania Durando.

Clicca qui per scaricare la traduzione dell’intero Articolo
Enrico ROLLA – Direttore Istituto Watson, Torino – Centro di terapia e scuola di
specializzazione ministeriale post lauream
Stefania DURANDO – Istituto Watson, Torino – Centro di terapia e scuola di
specializzazione ministeriale post lauream

Contatti:
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