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CHE RABBIA! Gestire la rabbia nei bambini in 5 pratici consigli

La rabbia è frustrante!

La rabbia è una delle emozioni più difficili da comprendere, da spiegare e da gestire…e se percepiamo queste complessità noi adulti, proviamo a pensare a come possa essere difficile per i bambini.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è uno stato affettivo intenso con cui ci confrontiamo fin dall’inizio della nostra vita, che si attiva in risposta a stimoli interni o esterni.
È una delle emozioni primarie, innata e universale. Appartiene quindi all’esperienza umana comune e condivisa indipendentemente dall’età, dalla cultura e dall’etnia di appartenenza.

Ha una funzione adattiva. L’esordio di questo sentimento è infatti determinato dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci troviamo, dal rispondere a un torto subito, dalla percezione di una ingiustizia o di una violazione dei propri diritti

Normalmente possiamo osservare la sua espressione di solito verso la fine del primo anno di età, ma i medici concordano nell’identificare il suo picco dai 2 anni ai 4 anni…i terribili due.

Tra le cause principali la frustrazione, la stanchezza e la fame.
Ma i bimbi si arrabbiano anche quando vogliono attirare l’attenzione, evitare di fare qualcosa o ottenere qualche cosa che desiderano in quel momento.

È importante ricordare che i bambini imparano a riconoscere, gestire e soprattutto accettare le emozioni attraverso l’esempio e l’imitazione delle persone che ruotano intorno a loro, come genitori, fratelli, nonni, insegnati, babysitter…e in funzione delle loro azioni e reazioni.

Da dove nasce la rabbia

La rabbia deriva dalla frustrazione, dalla delusione o da imbarazzo e tristezza, tutti sentimenti che i bambini non hanno ancora imparato a riconoscere e che pertanto non riescono a gestire.

Proprio per questo possiamo definirla un’emozione “scomoda” ma è fondamentale per il loro sviluppo emotivo e sociale.
L’età dello sviluppo è l’età delle scoperte, del mettersi alla prova e dello sperimentare.

Alcune delle esperienze vissute possono però generare rabbia.

Per esempio quando il bambino:

  • prova e riprova ma non riesce subito in una attività in cui sta mettendo impegno e concentrazione
  • si percepisce incapace o insicuro
  • non è preparato. Se non gli viene spiegata in maniera approfondita la realtà, le sue aspettative si sgretolano, si sente ingannato e la delusione che ne deriva si trasforma in rabbia;
  • non sa riconoscere e gestire la tristezza e la paura;
  • non riesce a controllare l’impazienza;

Da un punto di vista fisico, questo sentimento, produce un aumento della pressione sanguigna, aumentano i neurotrasmettitori legati allo stress e si abbassano quelli legati al piacere.
Quando un bambino è molto arrabbiato non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, tipicamente, si sfoga fisicamente. È importante riuscire a manifestare la propria rabbia in quanto crea una forte tensione nei muscoli, soprattutto quelli del viso, i mandibolari, quelli di mani e braccia e di piedi e gambe; il corpo ha bisogno di smaltire questo eccesso. Diversamente si rischia che il fisico rimanga attivato portando a diverse conseguenze come: difficoltà a dormire, problemi alla pelle (acne, psoriasi), mal di testa, nausea.
È però importante riuscire a esternarla in maniera adeguata e non con calci, pugni, morsi etc.

Come aiutare i bambini arrabbiati

L’intervento della figura adultaè fondamentale.
Di fronte ad un bambino arrabbiato le reazioni emotive e comportamentali dei genitori possono fare la differenza. Ci sono genitori che si spaventano o si preoccupano, altri rimproverano, alcuni incoraggiano, qualcuno si sente del tutto impotente e rimane inerme.
Questo succede perché la rabbia, nonostante, come abbiamo già detto, sia una emozione normale, sana e utile nel sistema adattivo, ancora oggi viene considerata inaccettabile, in qualche modo censurata, inibita o vissuta come qualcosa che non deve essere espressa.

Per poter insegnare ai bambini a gestire la rabbia, bisogna in primo luogo tenere a mente che loro stessi sono spaventati poiché percepiscono questo malessere come qualcosa di incontrollabile, che è forte e potente.

È bene essere modelli positivi. Se il bambino assiste ad un episodio di rabbia tra i genitori oppure nota che un genitore è più nervoso del solito, potrebbe essere utile spiegare al bimbino che cosa l’adulto sta provando e perché, e non minimizzare l’episodio vissuto con un semplice “non è niente, non preoccuparti!”.
È proprio quando il bambino vive in maniera indiretta le esperienze, soprattutto quelle emotive, che impara, per imitazione, a gestirle, risolverle e a comportarsi adeguatamente. Oltremodo se gli adulti di riferimento manifestano la propria rabbia in modo inadeguato rappresenteranno dei cattivi modelli di comportamento.

Come Calmare la rabbia: 5 consigli da seguire

Teniamo a mente queste parole: SPIEGARE, DESCRIVERE, NORMALIZZARE, ACCOGLIERE, e INCANALARE

1 SPIEGARE LA RABBIA

Il bambino a volte non è in grado di capire che è arrabbiato poiché annebbiato da questa sensazione di disagio e di malessere. Può essere spaventato da questa emozione, che ogni volta può avere una forza pervasiva diversa in lui. Può non comprendere se quello che sta provando è giusto: lui percepisce che è sbagliata e vuole solamente “buttarla fuori” per liberarsene.

La figura educativa, presente durante l’episodio di rabbia, può, per prima cosa, aiutarlo ad individuare il suo malessere ed spiegare al bambino che quello che sta provando si chiama rabbia e che il modo in cui la sta manifestando è adeguato o meno alla situazione. Può per esempio usare frasi come:

capisco…sei arrabbiato perché si è rotto il tuo gioco preferito, lo sarei anch’io…”, “In questo momento sei arrabbiato perché non possiamo fare quello che vorresti…”, “Ora sei arrabbiato ma sai, non è il modo corretto per manifestare quello che provi, appena ti sarai calmato ne potremo parlare…”; “ti senti arrabbiato e va bene, ma tirare calci o urlare, invece no”.

2 DESCRIVERE LA RABBIA

Quando ha inquadrato quello che gli sta succedendo è importante aiutare il bambino a descrivere l’emozione che sta provando anche con immagini come “sento una cosa dentro, come… un pallone che si gonfia si gonfia e poi esplode”; “senti caldo caldo alla faccia come se ci fosse un fuoco nella testa”

3 NORMALIZZARE LA RABBIA

È importante spiegare al bambino che tutti, anche le persone adulte, che sono i suoi punti di riferimento, si arrabbiano. Per cui arrabbiarsi è normale, è un’emozione che tutti provano e che va manifestata nella maniera più corretta. Per esempio, potremmo dire “…sai anche io mi sentirei arrabbiato/a se mi avessero detto che non possiamo andare al parco giochi”, “…purtroppo non possiamo sempre ottenere quello che vorremmo e questo ci fa un po’ arrabbiare tutti…”

4 ACCOGLIERE LA RABBIA

Il bambino ha bisogno di sapere che cosa sta provando, dare un nome e soprattutto sapere che è giusto che provi quell’emozione; quello che potrebbe non essere corretto è la sua modalità di espressione, facendo agiti esagerati rispetto all’intensità dell’emozione, oppure arrabbiandosi in momenti non concordi con l’episodio accaduto.

La rabbia, come abbiamo già detto, è un’emozione di base e spesso risponde a desideri frustrati; di conseguenza non è un male, ma un segnale per poter riconsiderare e modificare alcuni modelli o comportamenti.

5 INCANALARE LA RABBIA

Per aiutare il bambino a liberarsi della rabbia, una volta che l’ha riconosciuta, è utile essere di esempio e suggerire di utilizzare differenti strategie come: tecniche di rilassamento, esercizi di respirazione, utilizzare il cuscino della rabbia (dove il bambino ha il permesso di scaricare la sua rabbia su quell’oggetto e non su altro), utilizzare il disegno come mezzo per scaricare la tensione oppure qualcosa di più fisico come una corsa, dei saltelli sul posto.

Nel caso in cui fossimo in difficoltà nel gestire la rabbia dei nostri bambini rivolgiamoci con fiducia a uno specialista anche solo per una consulenza: potrà aiutarci a capire quali altre strategie utilizzare per aiutare efficacemente i nostri bambini.

Articolo scritto da

psicologa sport

Michaela Fantoni

Titolare Centro Elpis, Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico.
Psicoterapeuta, si occupa dei principali disturbi dalla prima infanzia alla terza età.

Formatore in ambito scolastico e consulente su progetti educativi. Si occupa di valutazione e progetti di intervento per ADHD, DSA e plusdotazione.

Responsabile equìpe n.17 ASL Varese, Regione Lombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010. Si occupa dei principali disturbi e caratteristiche dell’età evolutiva.
È docente, supervisore, membro eletto nel Consiglio Direttivo e responsabile dell’area scuola e rapporti con i soci di AIAMC.

Contatti: info@michaelafantoni.it Sito Centro Elpis www.centroelpis.it   

Fabiola Salmi
Laureata in Neuropsicologia, Psicologia clinica e dello Sviluppo presso l’Università degli Studi Milano Bicocca ed è iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte. 
Ha conseguito un master in Diagnosi e Trattamento Disturbi Specifici dell’Apprendimento e si sta specializzando presso la scuola quadriennale di psicoterapia cognitivo comportamentale ASIPSE di Milano. Si occupa dei principali disturbi dell’età evolutiva e dell’età adulta. È socia AIAMC, Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.

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